Ciucciatevi il calzino Nome: Pralina Tuttifrutti Sono una pittrice che si diverte a scrivere o una scrittrice che si impegna a dipingere. Nonostante io sia un tipo di topa, non uso la chat.
Chi vuole lasciarmi un messaggio può servirsi del GUESTBOOK nella colonnina in basso.
*QUESTO BLOG NON RAPPRESENTA UNA TESTATA GIORNALISTICA IN QUANTO VIENE AGGIORNATO SENZA ALCUNA PERIODICITA'. NON PUO'PERTANTO CONSIDERARSI UN PRODOTTO EDITORIALE EX L.62 7/3/2001*
I materiali, scritti e immagini di questo blog sono tutelati dalla LICENZA CREATIVE COMMONS (utilizzo non commerciale e non opere derivate)
ululato da Pralina alle ore 21:48
venerdì, 03 luglio 2009
Io non sono razzista però odio gli stranieri. Odio gli stranieri perché sono brutti e sono tutti uguali, hanno una pelle che non capisco, cioé non capisco perché loro sono più abbronzati di me, io che faccio tante lampade e quando vado al mare mi spalmo litri di olio per abbronzarmi, però il bronzo delle lampade è pulito e la loro pelle è solo sporca, odio gli stranieri perché non hanno soldi, parlano sempre fra di loro senza farsi capire, fanno sempre tanti figli e vengono a lavorare qui e se non lavorano si prostituiscono e spacciano la droga... cioé, loro ci tolgono il lavoro, metti la raccolta di pomodori e la spalatura del letame nelle porcilaie... però bisogna dire che gli stranieri ci sono utili, ad esempio coi cinesi si risparmia sempre, ieri l'altro ho comprato dieci abiti che sembravano di marca, trenta accessori finti tipo pelle ma non proprio però le mie amiche ci schiatteranno di sicuro, una borsa taroccata favolosa e poi sono andata a mangiare al cinese e ho speso il giusto. Mia sorella per il suo matrimonio si è affittata tutto dai cinesi, vestito, auto, banchetto, servizio fotografico, ha risparmiato non ti dico! Per finire in bellezza la serata, io e il mio ragazzo abbiamo comprato un tocco di fumo da un marocchino... eh... dai, volevamo farci una canna! ehehehehe! ma tu credi che arrestano noi? Oggi in una retata hanno messo dentro il marocchino, tanto c'è sempre il suo amico tunisino e non rimarremo certamente a secco, ih hi!.
Però spetta che finisco il discorso degli stranieri. Io non sono assolutamente razzista, anzi, a casa abbiamo la domestica filippina, la sottopaghiamo, le permettiamo di lavorare la domenica e devo dire che sembra quasi una di noi... ora noi siamo veramente buoni: proprio per toglierla dalla strada, quella povera ragazza, dobbiamo prendere anche una moldava per la nonna che ha l'alzheimer e si fa la cacca addosso, però i rumeni no. No perché il telegiornale ha detto che i rumeni hanno violentato una ragazza e queste sono cose che nelle famiglie italiane al massimo potevano succedere negli anni 50, quando c'erano tutti quei meridionali in giro che però alla fine si sono integrati e adesso vedere un siciliano anche di notte con il buio non ti fa più effetto. A me questa legge che hanno fatto, mi trova d'accordo, a nero ci possiamo tenere al massimo il manovale albanese nella ditta che dirige mio padre, basta che non ci combini casini grossi tipo che muore cadendo da una impalcatura o schiacciato da un carrello, al massimo guarda, possiamo affittare l'appartamento di due stanze con un piccolo bagno a venti senegalesi tanto a loro basta uno spazio vitale minimo, non vedi che ridono sempre... però la legalità è un valore che loro devono rispettare. Siamo in Itaglia.
ululato da Pralina alle ore 21:51
venerdì, 26 giugno 2009
Solo un'artista come Marina Rei poteva ispirarsi a una poesia tanto bella, quando l'ascolto (e quando leggo la Waldman) mi vengono i brividi...
Donna che parla veloce - Fast Speaking Woman di Anne Waldman, poetessa della Beat Generation nata nel 1945
Dice la Waldman "Donna che parla veloce è un atto di riconoscenza nei confronti di Maria Sabina, sciamana indiana Mazateca del Messico, guida nella cerimonia magica del fungo; è inoltre una rielaborazione & un punto d'incontro per tutti gli spiriti errabondi..."
Dalla poesia iniziale Donna che parla veloce, di 32 pagine, un tripudio universale di descrizioni che riguarda le donne di tutto il pianeta, estrapolo queste frasi nelle quali ritrovo pienamente me stessa.
"sono la donna luce-di-diamante
sono la donna adamante
sono la donna testarda
sono la donna suscettibile
sono la donna anarchica
sono la donna beduina
sono la donna fungo
la donna che balla dentro la sua casa
sono la donna vendetta
sono la donna inventiva
sono la donna invettiva
sono la donna riflessiva
sono la materia fusa
sono il substrato
sono la donna erba mobile
sono la meticcia
sono la donna pancione
sono la donna con la chioma
sono la donna pagana
sono la donna rischiosa
sono la donna di scintille
sono la donna tattile
sono la donna duttile
sono la donna cuore-grande
sono la donna trucco-pesante
sono la donna di Neanderthal
sono la donna opulente
sono la donna assennata
sono la donna insensata
sono la donna caustica
sono la frau
sono la donna tecnologica
sono la donna turgida
sono la donna dalla vista lunga
sono la donna ironica
sono la donna allevata-a-jazz
sono la donna robusta
sono la donna in piedi nell'ombra
la Navaho in velluto
sono la donna viscerale
sono la Valchiria
sono l'agente provocatore
sono la donna contagiosa diffondo energia
sono la donna ridondante
sono la donna incombente
la donna storta, la donna pazza furiosa
la donna amorosa
la donna malachite
la donna grotta nascosta
LA DONNA ISPIRATA DENTRO LA SUA CASA!
sono la donna vulcano
sono la donna pressata
sono la donna incatramata
sono la donna carburante-schifoso
sono la donna fuoco-brillante
sono la donna mangiatrice-di-fuoco
sono la donna celebrità
sono la donna irremovibile
sono la donna spaccona
dove andrò a finire?
chi mi avrà?
sono la donna insaziabile
sono la donna che viaggia dentro la sua testa vado oltre
scrivo libri scrivo più libri
capezzoli di vajra (*trad. capezzoli di diamante)
padrona della tastiera
sono la donna che sogna
SONO L'ARTISTA DENTRO LA SUA MAGICA CASA."
un pensiero per Neda, la studentessa uccisa dalla polizia a Teheran durante le manifestazionicontro il regime
ululato da phederpher alle ore 22:13
mercoledì, 24 giugno 2009
Un inedito di Edmondo DeMicis (forse)
Ier mattina, nella nostra vecchia scuola di Via De Calzolari, ci è stato presentato un nostro nuovo compagno, che terminerà la terza ginnasiale insieme a noi. Egli è un giovanetto di belle speranze, e si chiama Rosario. E' olivastro di carnagione, con gli occhi neri e profondi, e porta un basco infeltrito come copricapo, che gli conferisce un aspetto direi singolare. Alle nove in punto, appena entrati in aula, il nostro buon maestro colitico ma stitico ce lo ha presentato di novella posta.
"Ho l'onore ed il piacere di presentarvi" ha esordito "un vostro nuovo compagno, un vostro caro fratello che viene dall'estremo sud della nostra bella Patria, e precisamente da Reggio Calabria. Si chiama Rosario ed è qui per accompagnare tutti noi fino alla fine di questo corso di studi. Ognun di voi venga qui e si appresti con motti onorevoli ad accogliere il fratello meridionale come si merita".
Tosto a queste parole il nostro compagno Bartolomeo Bartoli si alzò e si diresse prestamente verso il novello arrivato, e abbracciandolo gli disse: "Ben arrivato, o nostro fratello meridionale", e poi in un orecchio a bassa voce gli aggiunse: "Preparati, terrone, che ti facciamo un culo come una capanna". Indi il novello scolaro scoppiò in un pianto a dirotto, e disse al nostro buon maestro cattolico apostolico: "Maestro, maestro! Colui mi ha apostrofato terrone e mi ha proferito delle minacce, uaaaah!" Al che il nostro buon maestro stitico ma colitico subito esclamò: "Vergogna a te, o Bartoli Bartolo. Ciò provoca la mia ira funesta. Io ti discaccio da questo consesso aulico per giorni quattro. Al quinto levarsi del sole te ne verrai in iscuola accompagnato da tua madre. Ed ora esci". Il buon vecchio Bartoli Bartolo, a sentir cotesti motti, a testa bassa se ne uscì dall'aula, in un silenzio spettrale. "E adesso venga un altro ad augurare il benvenuto al nostro fratello del sud". Allorchè si alzò il nostro compagno Maurizi Giuseppe detto Rambo e gli si avvicinò e abbracciandolo gli proferì tosto: :"Benvenuto nel nord, o caro nostro fratello terrone di merda che poi ti mettiamo a 90 gradi come ti meriti". Codeste parole provocarono di nuovo il pianto del ter... del novello nostro compagno, il quale si lamentò col nostro buon maestro epistassico: "Maestro, maestro! Colui mi minaccia e mi insulta. Io ne ho paura! Aita, aita!". Al che il nostro buon maestro epistassico replicò: "La scomunica sia su di te, o Rambo. E adesso esci dal nostro consesso per quattro giorni, e al quinto levarsi di sole vieni accompagnato da tuo padre". E così anche il buon Rambo ci lasciò, nel silenzio più tetro. Ormai nessuno di noi osava più avvicinarsi al nostro novello compagno, a cagion della sua eccessiva sensibilità nel non comprendere il nostro modo di motteggiare. "Bè... non viene più nessuno? Non volete dunque accogliere almeno con un caldo applauso e un incorraggiante hip-hip hurrà l'arrivo del vostro fratello del sud?". Passarono alcuni secondi in cui tutti ci guardammo con una rapida occhiata ed infine come un sol uomo scattammo tutti all'inpiedi: "Benvenuto tra noi, o nostro caro fratello meridionale. Che tu sia il benvenuto e il più coccolato, ma sappi comunque che sei un terrone e che prima o poi ti incapretteremo in cortile davanti a tutti, così t'impari!". Al che il terrone scappò fuori dall'aula e al nostro buon maestro colitico e ansiolitico venne un'attacco di cuore che lo fece ricadere sulla sedia con un filo di bava alla bocca, mentre farfugliava: "Delinquenti... siete tutti dei delinquenti... ma io vi espello tutti dal consesso aulico per giorni sette ed all'ottavo verrete a scuola riaccompagnati dai genitori e dai non...". Non finì la frase poichè in quell'attimo fatal il respirò gli mancò ed in un men che non si dica egli rese la sua bella anima a Dio. E finalmente la campanella suonò la fine delle lezioni, ed io corsi raggiante verso l'uscita e le braccia amorose di mia madre.